sabato 14 luglio 2018

23. Masturbazione e pornografia







Poche persone riescono ad esprimere il loro punto di vista su questioni legate alla sessualità senza avvertire un vago imbarazzo. E’ irrilevante che tale disagio rinvii alla paura di apparire come persone “sporche” ad un’immaginaria platea di moralisti, o di apparire come persone “malate” ad un’immaginaria platea di “specialisti” o di apparire come persone “retrive e moraliste” ad un’immaginaria platea di benpensanti progressisti. Poche persone sentono di poter comunicare cosa preferiscono (e per quali ragioni) nell’ambito della sessualità, con la stessa libertà che provano quando esprimono le loro preferenze relative alla frutta di stagione, alla musica o alle vacanze. Sulle questioni riguardanti la sessualità le persone si sentono molto vincolate, dato che temono di deludere le aspettative di chi rappresenta la “scuola di pensiero” a cui si aggrappano, senza nemmeno sapere perché. Le difese psicologiche danno “forza” alle ideologie più assurde e le ideologie, sia nelle versioni intellettuali, sia in quelle “popolari”, trasmettono svalutazioni che danno “forza” alle difese psicologiche.
Sulla masturbazione, sulla pornografia, sul sesso a pagamento e sull’omosessualità, non ci sarebbe molto da dire in una società sessualmente libera, ma, purtroppo è necessario fare alcune riflessioni “insolite” su tali argomenti, dato che viviamo in una società radicalmente sessuonegativa. In pratica, su tali questioni vale ciò che Harry G. Frankfurt, un illustre filosofo contemporaneo di indirizzo analitico ha affermato, utilizzando un termine “poco accademico” ma efficace: “Uno dei tratti salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate in circolazione. Tutti lo sanno. Ciascuno di noi dà il proprio contributo. Tendiamo però a dare per scontata questa situazione. Gran parte delle persone confidano nella propria capacità di riconoscere le stronzate e di evitare di farsi fregare. Così il fenomeno non ha attirato molto interesse, né ha suscitato indagini approfondite. Di conseguenza, non abbiamo una chiara consapevolezza di cosa sono le stronzate, del perché ce ne siano tante in giro, o di quale funzione svolgano” (2005, p. 11).
Se prendiamo in considerazione la masturbazione e la pornografia non possiamo prescindere dal fatto che tali temi sono sempre e comunque trattati in termini etici o, a volte, psicologici. In ogni caso le domande vertono su cosa sia immorale o patologico. Da alcuni decenni la masturbazione è strettamente collegata ad immagini visive sessualmente eccitanti. Quando ero un ragazzino, il collegamento fra masturbazione e immagini era ben diverso. Poi le cose sono cambiate e sia la produzione cartacea, sia, successivamente, quella cinematografica e quella in rete hanno reso la masturbazione degli esseri umani molto legata al consumo di materiale pornografico. Il termine pornografia (dal greco ”prostituta” e “scritto”) rinvia nei dizionari a quello di “osceno” (dal latino “sudicio”) e presuppone una svalutazione della sessualità.
La masturbazione, proprio in quanto esperienza piacevole per tutti i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze e le persone adulte (anche se meno eccitante e appagante dei rapporti sessuali), è oggetto di repressione e svalutazione. Non è solo svalutata dalle persone moraliste, ma anche dalle persone “emancipate” che assimilano la sessualità più al potere che al piacere. Le ragazze possono definire un ragazzino “segaiolo” per dire che non ha "successo" con le femmine e i ragazzi già esperti possono usare lo stesso termine per umiliare i ragazzi più piccoli o timidi. Infatti, la paura del piacere sessuale genera sia sensi di colpa e timidezza, sia il suo opposto (apparente): l’orgoglio per la “conquista”. Uomini e donne, in tali casi, danno più peso alla paura (infantile) di essere “incapaci e deboli” che alla paura (comunque infantile) di essere “impuri e sbagliati”. Come ho già chiarito, la vergogna e l’orgoglio hanno le stesse radici e conducono comunque all’infelicità. In pratica, la masturbazione (o autoerotismo o onanismo) è quasi sempre considerata da qualcuno “una cosa sbagliata” e ciò non ha ovviamente alcuna giustificazione razionale: nessuno deve giustificarsi se è andato al cinema da solo anziché con gli amici e nessuno dovrebbe ragionevolmente sentirsi a disagio se ha fatto sesso per conto proprio in assenza di un/una partner. Ciò vale per i maschi e per le femmine, ovviamente, anche se le femmine praticano l’autoerotismo meno dei maschi (e in genere utilizzano anche meno materiale pornografico). La svalutazione dell’autoerotismo ha quindi come unica spiegazione la svalutazione del piacere sessuale in generale. Poiché la sessualità adulta è spesso svalutata quando non ha “scopi ulteriori” (la procreazione, la formazione di una famiglia o l’amore “romantico”), l’autoerotismo è necessariamente squalificato.
Se lasciamo da parte il problema della svalutazione, abbiamo ben poco da dire sulla masturbazione e solo due aspetti psicologici meritano di essere menzionati. In primo luogo, la masturbazione dipende dal fatto che il desiderio sessuale ha un proprio corso (e precise determinanti biochimiche) e si manifesta anche in assenza di una specifica sollecitazione indotta da una particolare persona. In secondo luogo, la diffusione della masturbazione è proporzionale alla diffusione della repressione sessuale. Nelle isole Trobriand (Malinowski, 1927) gli/le adolescenti potevano avere rapporti sessuali accettati da tutta la comunità e quindi non ricorrevano alla masturbazione come gli/le adolescenti della nostra cultura. Inoltre, poiché il disprezzo per il piacere era semplicemente inconcepibile, gli adulti sperimentavano una soddisfacente relazione di coppia e, se si separavano, non erano costretti a selezionare un nuovo/una nuova partner fra tante persone sessualmente “complicate”, come nella nostra cultura “evoluta”. Ora, nella nostra cultura, i bambini e le bambine subiscono interventi repressivi se giocano “al dottore”, gli/le adolescenti sperimentino sia i divieti dei genitori sia molti rifiuti irrazionali nel gruppo di cui fanno parte e gli adulti costruiscono relazioni di coppia che diventano spesso degli incubi. Tali fatti sociali e culturali determinano un normale livello di solitudine individuale che non corrisponde alle potenzialità delle persone e che determina, quindi, anche un elevato livello di autoerotismo. In un pianeta di persone sessualmente non represse, i siti porno avrebbero meno visitatori dei siti di astrofisica.
Trattando il tema della masturbazione e quello della pornografia, non dobbiamo ovviamente considerare certe loro particolari (anche discutibili) declinazioni. E’ comprensibile che una persona che passa tutto il tempo libero a masturbarsi abbia qualche problema e va riconosciuto che certi siti erotici sono decisamente di cattivo gusto e si rivolgono a persone le cui fantasie riflettono più che altro impulsi sadici. Questi fatti, però, sono in genere strumentalizzati per giustificare atteggiamenti svalutativi nei confronti dell’autoerotismo e della pornografia in generale. Non ho mai incontrato una persona abituata a fare prediche sulla “piaga” della pornografia che fosse capace di distinguere le immagini o i siti che trovava sgradevoli e quelli che considerava gradevoli ed eccitanti. Il disprezzo, per quanto abbellito da “pensieri elevati”, resta una manifestazione della paura. In fondo, le persone tradizionaliste sono più oneste intellettualmente delle persone che hanno assorbito ideologie sessuo-affermative o femministe e che utilizzano “idee nuove” per manifestare la loro insofferenza per il piacere sessuale.
Dopo queste premesse è forse possibile fare qualche riflessione ragionevole sulla masturbazione e sulla pornografia. Prima di tutto, occorre sottolineare che proprio il disinteresse per la masturbazione da parte delle persone sole è da considerare un sintomo e quindi una auto-repressione e una difesa psicologica. Le persone sole (donne o uomini) che non sentono l’esigenza di masturbarsi (ed anche di elaborare il dolore di non poter, al momento, fare di meglio) sono rassegnate ad una “tranquillità” che riflette forti dissociazioni dal desiderio sessuale. Si interessano, quindi, solo a tutte le cose (sensate o insensate, intellettualmente intriganti o banali) che non fanno correre il rischio di sentire una mancanza. Sono talmente prese da queste cose che non sono proprio in contatto con la loro sessualità e con la mancanza di un/una partner compatibile e disponibile. Se in queste condizioni psicologiche tali persone arrivano a formare un nuovo legame di coppia, continuano, in tale relazione, a non sentire un intenso desiderio sessuale. Se vengono coinvolte in attività erotiche, partecipano, ma sono “altrove”; sono “sempre là”, nella loro prigione rassicurante. Anche le persone sole (donne o uomini) che sentono l’esigenza di masturbarsi e si sentono pienamente appagate dalla loro “autonomia” erotica, attivano delle forti difese psicologiche. Si concedono la sensazione fisica del desiderio sessuale, ma si impediscono di sentire il desiderio di un contatto emotivamente intenso con un’altra persona. Tali persone si pongono un obiettivo facilmente realizzabile, trovano appagamento e riprendono la vita di tutti i giorni che, però, non è la loro vita.
La masturbazione consente il raggiungimento di un appagamento sessuale simile a quello del rapporto sessuale, ma ogni esperienza sessuale solitaria è anche l’esperienza di una mancanza. Allo stesso modo, le persone possono attuare su una panca i movimenti del nuoto, ma non possono provare il piacere di muoversi nel mare o in un lago o in una piscina. Sulla panca, ogni bracciata impeccabile rafforza la consapevolezza dolorosa della mancanza dell’acqua. Ovviamente chi non conosce la sessualità perché ha bloccato “a monte” i desideri ed anche il corpo, può non cogliere le differenze fra la masturbazione e la sessualità manifestata in una relazione, ma ciò non significa che le differenze non esistano. E’ possibile raggiungere l’orgasmo (e non solo un acme) nella masturbazione, ma un orgasmo “incompleto”. Ho già chiarito che l’orgasmo non è riducibile ad una scarica motoria dell’eccitazione e quindi non dipende solo dalla mancanza di blocchi fisici: è una resa alle proprie sensazioni ed al/alla partner. Una persona sessualmente libera può quindi avere un orgasmo anche nella masturbazione, lasciandosi andare al piacere, nonostante la tristezza di essere sola, ma non può “lasciarsi andare al/alla partner”, semplicemente perché il/la partner non c’è. Ovviamente le cose vanno meglio nei casi in cui l’altra persona c’è anche se non è fisicamente presente: la masturbazione praticata (da uomini e donne) utilizzando il telefono o Skype, per condividere l’eccitazione con la persona amata, che magari si trova in un altro angolo del pianeta, nonostante i limiti inevitabili, ha un “sapore” molto diverso da quella praticata in completa solitudine.
Secondo il modo di pensare comune ed anche secondo le concezioni “scientifiche”, la masturbazione consiste nel provare piacere sessuale manipolando i propri genitali. Questa definizione è incompleta, e quindi scorretta, perché anche in molte relazioni di coppia le persone fanno sesso solitario interagendo superficialmente con una persona. Qui tornano utili le considerazioni già fatte sulla sessualità come trascendenza, come via d’uscita dalla prigione della soggettività. La definizione comune di masturbazione è scorretta perché coglie solo l’aspetto fisico della masturbazione. In molte relazioni di coppia, purtroppo, i due soggetti fanno sesso inseguendo sensazioni private e circoscritte che hanno ben poco a che fare con la persona con cui interagiscono fisicamente. A mio parere, quindi, la masturbazione sperimentata senza dissociazioni è caratterizzata dal desiderio sessuale ed anche dalla mancanza sentita, accettata e quindi dolorosa di un/una partner, mentre la masturbazione difensiva è costituita dall’autoerotismo dissociato dalla tristezza praticato in solitudine o con un/una partner. Infatti, le relazioni sessuali più insoddisfacenti sono proprio quelle in cui le persone si masturbano fingendo di fare sesso o di fare l’amore.
La masturbazione, pur coinvolgendo ovviamente organi sessuali diversi, ha le stesse caratteristiche nei maschi e nelle femmine e può essere o non essere associata, in entrambi i sessi, all’utilizzazione di immagini pornografiche. Non a caso esistono anche siti erotici dedicati alle donne che, solo per quelle differenze non genetiche ma dipendenti da processi difensivi e culturali a cui ho già accennato, sono visitati meno di quelli indirizzati ad un pubblico maschile. Vale ovviamente anche per le donne la compresenza di gioia e tristezza nell’esperienza solitaria del piacere sessuale. La miglior definizione di “masturbazione” è quindi quella di “appagamento gioioso in una situazione triste”. E’ ragionevole che si masturbino i giovani che non hanno ancora fatto esperienze di sesso e che si masturbino gli adulti nei periodi in cui non hanno più un/una partner e non ne hanno ancora un altro o un’altra. Capita pure che gli adulti si masturbino pur mantenendo una relazione di coppia in cui il sesso è “concesso” dal/dalla partner raramente. In questi casi, la masturbazione è ragionevole, ma non lo è affatto se è concepita come un modo per non riconoscere che la relazione di coppia è insoddisfacente e richiede chiarimenti e cambiamenti.
Se la masturbazione è preferita alla sessualità liberamente espressa con un/una partner ha una valenza difensiva: la rinuncia ad un piacere intenso e ottenibile si spiega solo con la prevalenza della rabbia difensiva o della paura difensiva o di un miscuglio di queste due emozioni. La preferenza per la masturbazione può, ad esempio, dipendere da una svalutazione di sé che disturba tutti i rapporti interpersonali e rende quindi impossibili quelli più intimi, oppure può dipendere da una prevalenza di fantasie distruttive legate al sesso che rendono le fantasie sessuali inattuabili. La masturbazione non difensiva risulta quindi in generale un “male minore” inteso come “il massimo bene possibile” in circostanze frustranti. La masturbazione reciproca è un gioco dei bambini che rientra nella graduale scoperta della sessualità e può essere anche uno dei tanti giochi sessuali fra adulti. Spesso, nella masturbazione possono affiorare con particolare intensità fantasie sessuali parziali, riduttive, “regressive” che nei reali rapporti restano marginali o hanno spazio nei preliminari senza disturbare la crescita dell’intimità. Ciò dipende dal fatto che nella masturbazione, in genere, mancano le sollecitazioni più forti e significative costituite dalla presenza reale di una persona reale, realmente coinvolta e coinvolgente. La “eccessiva” presenza di fantasie extragenitali si verifica soprattutto quando la masturbazione è associata all’uso di materiale pornografico, proprio perché tale “materiale” è “irreale” a livello relazionale e quindi, deve “sovraccaricare” tutti i dettagli che in una relazione reale hanno un ruolo marginale.
La “base” della pornografia è costituita dall’offerta di un contenuto erotico “impersonale”: quindi di immagini del corpo e soprattutto di certe parti del corpo. Il secondo aspetto è costituito dall’atteggiamento “invitante”. Spesso le persone che non sono sole, ma si masturbano e utilizzano immagini pornografiche, stanno con un/una partner respingente o disponibile ma non complice. La complicità nella ricerca del piacere conta molto e conta anche più della bellezza “oggettiva” della persona desiderata. Nella pornografia l’atteggiamento invitante non può essere sincero, ma è ben recitato. Ciò che vale per la masturbazione, vale quindi anche per l’utilizzazione di immagini pornografiche nella masturbazione: è presente la ricerca di un appagamento possibile nel quadro di una situazione dolorosa. Purtroppo la pornografia include spesso un “di più” che ha ben poco a che fare con il desiderio sessuale. Tutte le rappresentazioni umilianti o svalutanti della sessualità sono “anti-sessuali”, cioè disturbano il percorso dell’eccitazione in una persona che cerca davvero il piacere. Possono invece aumentare l’eccitazione o addirittura risultare particolarmente eccitanti se la persona canalizza nella sessualità illusioni di potere, che possono tradursi in fantasie di umiliazione. Quando fantasie disturbanti per la sessualità risultano tollerabili o gradite, la persona che utilizza materiale pornografico non cerca realisticamente una soddisfazione comunque preferibile all’astinenza, ma cerca “altro”, e sessualizza la propria ansia/rabbia reprimendo quindi, di fatto, quel po’ di piacere sessuale ottenibile nei momenti di solitudine.
E’ ovvio che la presenza ingombrante di materiale pornografico di cattivo gusto e anche avvilente non giustifica le svalutazioni dei moralisti che sottolineano tali risvolti della pornografia solo per squalificare la masturbazione e il piacere sessuale in generale. Il moralismo colpisce anche le persone che lavorano nella “industria del porno”, così come colpisce le persone che fanno sesso a pagamento. Al di là dei pretesti utilizzati, chi disprezza queste persone manifesta un rifiuto di considerarle come persone reali, perché nella realtà svolgono un’attività che risponde ad esigenze ben precise generate proprio dal moralismo e dalla repressione della sessualità. In questo ambito, come in tutti gli altri, i moralisti confondono ciò che soggettivamente li turba con qualcosa di oggettivamente inaccettabile e soprattutto non interpretano i propri turbamenti come difese psicologiche.
La versione più recente del moralismo che colpisce la pornografia e le persone che lavorano nel settore non si manifesta con condanne esplicitamente etiche o religiose, ma con l’indignazione nei confronti della concezione “maschilista” della “donna-oggetto”. I gruppi femministi non concepiscono affatto la possibilità che le donne (e gli uomini) possano essere oggetti sessuali, perché tale possibilità presuppone un’idea positiva del piacere, del desiderio sessuale e dell’intimità. Evidenziano il fatto (ovvio) che nella pornografia le donne (e pure gli uomini) si offrono solo come oggetti sessuali, ma ciò dipende dal fatto che la pornografia interessa proprio chi non ha un/una partner. La pornografia non costituisce un “modello ideale” alternativo ad un rapporto intersoggettivo, ma offre uno stimolo “impersonale” a chi si trova in una situazione di solitudine. In tutti i rapporti impersonali le persone sono trattate come oggetti: anche gli intellettuali nelle conferenze si offrono come oggetti utilizzabili da chi vuole approfondire certe materie e non si offrono come amici. Le conferenze colmano vuoti di conoscenza e la pornografia colma vuoti di stimolazione erotica e chi svolge tali attività “espone” solo il proprio cervello o solo il proprio corpo per motivi professionali e non per alimentare una concezione riduttiva di sé o dei rapporti umani in generale.
In realtà l’idea femminista del “corpo-oggetto” è più articolata, ma solo in quanto implica aspetti più sottili della stessa confusione: implica che il desiderio sessuale maschile in quanto tale sia un desiderio “rozzo” rivolto ad una donna percepita come corpo e non come persona, e implica che il desiderio sessuale femminile in quanto tale sia invece un desiderio rivolto ad una persona concepita nella propria interezza. Ciò è falso. L’uomo realmente rozzo che vede nella partner sessuale solo un oggetto, è, purtroppo, normalmente ricambiato negli stessi termini, perché se la donna in questione non avesse lo stesso atteggiamento, oppure non volesse subire quella svalutazione per sfruttare in altri modi (economicamente o psicologicamente) il (pessimo) partner, lo respingerebbe. Una donna realmente interessata al sesso e anche ad un rapporto limpido e personale nel contatto erotico non si fa mai trattare solo come un oggetto perché sceglie soltanto partner capaci di trattarla sia come oggetto sessuale (cosa sempre gradita), sia come soggetto attraente, intrigante, desiderabile sul piano psicologico e anche amabile. In pratica, quindi, le pornostar (ed anche i maschi occupati nel settore della pornografia) si propongono come oggetti sessuali sulle riviste o nei siti porno semplicemente perché, avendo scelto di fare un lavoro rivolto a persone sole e sessualmente frustrate, offrono ciò che in quell’ambito può essere offerto.
La pornografia è prevalentemente consumata da un pubblico maschile non a causa di un “peccato originale” culturale etichettabile come “maschilismo”, ma perché la repressione sessuale, come ho già chiarito, incide diversamente nei confronti dei due sessi e rende la masturbazione femminile meno frequente di quella maschile. Non è terribile che i maschi soli provino dei desideri sessuali e “si arrangino come possono” per placare la tensione, ma è terribile che spesso sentano poco la mancanza di una intimità emotiva. Allo stesso modo, non è terribile che le femmine sole provino un desiderio di intimità affettiva, ma è terribile che spesso sentano poco la mancanza di una intimità sessuale. Il fatto che una buona fetta della sessualità sia caratterizzata da sensazioni confuse e fantasie difensive non rende la masturbazione un sintomo e il fatto che una parte della produzione pornografica risponda a desideri difensivi anziché limpidamente erotici non rende le persone che lavorano nel settore della pornografia delle persone indegne di rispetto.
La frequenza dell’autoerotismo e la diffusione della pornografia dipendono da complessi processi educativi, relazionali e sociali caratterizzati dalla svalutazione e dalla repressione della sessualità, del contatto emotivo e della gioia di vivere. Proprio il moralismo genera i fenomeni che condanna come se fossero sorti dal nulla e c’è davvero qualcosa di perverso e inquietante nell’ostinazione delle persone moraliste a disconoscere le conseguenze della loro distruttività.